Conosciamo i fotografi del Fotocineclub di #Mantova: Giovanni Fortunati

di Gianni Cossu – Presidente del FCC di Mantova

Giovanni Fortunati è a tutt’oggi uno dei più validi e moderni esponenti della fotografia mantovana. Le sue opere hanno da sempre la caratteristica di non essere scontate nè nella tecnica nè nei soggetti, suscitando sempre attenzione e curiosità all’annuncio di nuove esposizioni. La sua passione e la capacità di trasfonderla in immagini ha dato i suoi primi risultati più di mezzo secolo fa, con apparecchi fotografici che richiedevano una grande dose di abilità per cavarne qualcosa di buono. E lui ci è sempre riuscito. Ritratti, reportage, architettura, paesaggistica, fino ai più recenti astrattismi ed elaborazioni digitali: il percorso fotografico del nostro Presidente Onorario è un trattato di storia primitiva, antica, contemporanea e …  spaziale. Ha implementato e riversato nella sua produzione le più recenti e innovative tecniche elettroniche, sempre con il gusto e la finezza compositiva di cui solo un artista esperto e sensibile come lui può disporre. Godiamoci le sue foto… e impariamo!
Vai Giovanni!

GIOVANNI FORTUNATI

“Dal fondo del Silenzio” (click sulla prima foto per ingrandire)

Conosciamo i fotografi del Fotocineclub di #Mantova: Paolo Fiaccadori e Francesca Maccari

Cari amici,  come sapete abbiamo deciso di utilizzare questo spazio del nostro blog ufficiale anche (e soprattutto) per farvi conoscere sempre meglio i soci del Fotocineclub di Mantova ed il loro stile fotografico.

Abbiamo iniziato suggerendovi una selezione di fotografie del nostro associato storico Vanni Favalli ma  questa volta, per la nostra e vostra gioia, vogliamo raddoppiare la “dose”.

Oggi è un piacere per me presentarvi ben due fotografi del Circolo (ah, parentesi, non costringetemi ad usare la parola “fooootooooaaamaaaatoooori” per i non-professionisti perché la reputo insopportabile, e fino a quando non ne verrà inventata una migliore per me chi fotografa è “fotografo”, non fotoamatoretrallallà. ). Dunque vi dicevo dei due fotoam… ehm, fotografi che vi stavo per introdurre. Paolo e Francesca, “Amor, ch’a nullo amato amar perdona”… no no adesso non esageriamo, sebbene che al Circolo ci si voglia tutti un gran bene, ciò che accomuna Francesca a Paolo (e  me, ndr) è “solo” una grande passione per la Fotografia, sfociata poi in una bella amicizia, arricchita settimanalmente dai nostri incontri serali al FCC, durante i quali si discute,  dove a volte ci trova in disaccordo, dove ci si confronta, si scoprono nuove cose, nuovi autori, si lanciano idee, si dà il La a nuove ed emozionanti avventure echipiùnehapiùnemetta.

Francesca è l’ultima arrivata nel gruppo, Paolo è invece un “Senior”, Francesca è una giovane (considerando che è pure mia coetanea oserei dire, giovanisssssssima) piena di entusiasmo e idee, Paolo è un po’ meno giovane, all’anagrafe, ma nonostante i suoi bianchi capelli e i baffotti sale e pepe, ha dentro un “motore” così vivo e rombante che qualsiasi ventenne/trentenne faticherebbe a rimanergli in scia. Entrambi utilizzano il mezzo fotografico per esprimere le proprie emozioni, per raccontare e far riflettere… lo fanno con freschezza ed efficacia, con quella “spontaneità” che tanto mi piace, con un occhio che dentro a quel mirino sa trasformarsi da ironico a critico, da  impulsivo a riflessivo.

Bando alle ciance, in conclusione, sia Paolo che Francesca mi hanno consegnato un bel gruppetto di fotografie che gradirebbero mostrarvi e che il sottoscritto ha il piacere di rigirarvi così come mi sono arrivate e nell’augurarvi una buona visione di queste gallerie vi ricordo che se siete appassionati di Fotografia e abitate qui nel mantovano è giunta l’ora di investire i vostri lunedì sera in maniera più efficace, divertente e produttiva. Come? Beh…

Ciao a tutti,

Andrea Danani.


PAOLO FIACCADORI (click sulla prima foto per aprire a tutto schermo):


FRANCESCA MACCARI (click sulla prima foto per aprire a tutto schermo):

Dove nasce la #Creatività? Il Punto del nostro Presidente Gianni Cossu

di Gianni Cossu Presidente FCC di Mantova


 Eccolo, l’ interrogativo che rende insonni le nostre notti, che toglie fame e sete alle nostre giornate, che ci vuota la mente e ci destina alla più disperata follia! Be’, non esageriamo, però sicuramente abbiamo avuto episodi di vuoto ideativo, di nebbia produttiva, immediatamente successiva alla decisione di impiegare l’ insperato breve periodo di tempo, finalmente libero per …CREARE.

E invece niente. Ma perché? Al di là delle più disparate (e probabili) motivazioni contingenti e occasionali, direi che si può provare a stilare una gracile teorizzazione di questo angusto quesito.

   Partiamo dalla concezione romantica di “artista maledetto”: genio solitario e non molto cilindrato, nato, cresciuto e maturato nella sola compagnia del suo fecondo intelletto, capace di dialogare con il suo Io più abissale e di trasformare il proprio sentire in una personalissima espressione artistica. Il tutto, ovviamente, senza la minima preoccupazione di destinare il prodotto a un qualsiasi pubblico e tanto meno (orrore!) di sperare in successo, gloria o denari: gli altri non esistono, esiste solo l’ Arte (come la vede lui…). Quindi uno stereotipo, tuttora con un certo seguito, di Artista/Opera del tutto svincolato, in ogni fase di questo processo, dal rapporto con il mondo circostante.

   Il fine di questa mia oziosa dissertazione è provare a dimostrare che la produzione artistica in nessuna fase della propria esistenza può prescindere dall’ “Altro” e che la stessa qualità, quantità e valore della produzione in oggetto può solo avvantaggiarsi dalla accettazione del mondo circostante, non dalla sua estraniazione.

   Innanzitutto, ogni forma espressiva, verbale, pittorica, plastica o altro è l’obbligato frutto di una convenzione lessicale (in senso lato) tra esseri umani, il dinamico prodotto di generazioni in divenire che, di concerto, codificano, modificano, innovano un linguaggio espressivo. Ciò che nasce da una collettività, pertanto, già per origini genetiche è logicamente destinato alla stessa, per un baratto che, nei millenni, ha permesso (senza possibili alternative metodologiche) una continua rivitalizzazione e attualizzazione del prodotto stesso. Mi sento quindi di affermare che il valore di un Autore si misura anche nell’ umiltà di riconoscere l’apporto “ombelicale” del Linguaggio degli Altri.

Se il verbo espressivo è quindi frutto di un’azione comune, l’analisi del soggetto che ha ispirato l’ Artista dà adito a considerazioni più ampie. Il momento ideativo è sicuramente un atto assolutamente privato, che origina da un’esperienza personale che può essere del tutto solitaria, anche per decenni, per tutta una vita, senza l’obbligatorietà di una “terzietà” in precedenza dimostrata per la materialità comunicativa della creazione stessa. E’ superfluo aggiungere che il nocciolo ideatore può altresì originare da un vissuto plurale ed essere fin dagli albori il risultato di un’ esperienza comune. Tornando al nostro pensatore solitario, lo costringiamo però ad ammettere la innegabile presenza nella sua vita, parallelamente alla giornata ideativa, di una giornata acquisitiva culturale, indispensabile chiave di varietà, originalità e qualità della sua produzione. Anche i più agresti naives (quelli bravi, intendiamoci…) avevano un minimo di cultura artistica, cioè prescindevano, inconsciamente finché si vuole, dalla conoscenza di opere e teorie precedenti o contemporanee di altri Artisti.

Ecco quindi tornare anche nella fase ideativa la non ignorabile massa della terzietà culturale, tanto inevitabile quanto indispensabile pure nel campo tematico. E ora interviene la mia più radicata convinzione in materia: l’ideazione nata e cresciuta in una scatola stagna solo eccezionalmente può portare a risultati di elevato valore. Le opere altrui ci suscitano forse disprezzo e noncuranza, ma quante volte proviamo ammirazione, invidia, senso (inconfessabile) di emulazione, curiosità di approfondimento tematico? In altre parole, guardo gli altri e riguardo me stesso, e poi la mia ideazione sarà migliore. E mentre competo mi arricchisco, mentre svaluto studio per non cadere nello stesso errore, mentre mi stupisco di fronte a un’idea inedita ho stimolo per crearne una mia, segreta, affascinante e, ovviamente, geniale! Possiamo forse negare la grande qualità artistica di congregazioni di Autori uniti da un manifesto comune, che hanno reso illustre l’umanità e l’Arte? Romanticismo, Bauhaus, futurismo, pittorialismo, cubismo, citando a casaccio, sono chiari esempi che la convivenza e la sana competizione sotto lo stesso cartello sono un’arma non obbligatoria ma sicuramente formidabile per generare capolavori.

L’Arte è anche coraggio di confronto, mentre la monotematica lapidea e immutabile é un comodo, pallido ed eterno bozzolo che ci preserva dall’essere essere istruiti ma anche criticati, in una spocchia patetica che merita soltanto le ragnatele di un decadente oblio sempre più obsoleto e giustificato.

   La presenile animosità di queste mie ultime perle ha introdotto e mescolato alla fase culturale della vita dell’ Artista il concetto di destinazione finale dell’opera generata, che, (indovina un po’…) non sarà il benevolo approdo di un destinatario sempliciotto, basilare e magari ( visto che non si vive di solo pane ma anche di salame…) munifico, bensì il pubblico più vasto, preparato e feroce possibile, in nome della competizione che migliora la razza!

   E allora questa benedetta creatività, dove cavolo nasce?

   Rispondo a pieni polmoni: dal confronto, dall’evidenza dell’errore, dall’applauso, dalla stroncatura corale, dalla voglia di esprimere se stessi perché abbiamo imparato che altri sono simili a noi e che sono credibili giudici di ciò che faccio io come io sono stato promosso a degno giudice di ciò che fanno loro.

L’Arte è un cazzotto o un abbraccio, mai una clausura.

L’ho pensato, l’ho spremuto, l’ho scritto. Ora dormo felice.


Immagine in evidenza © Andrea Danani

I nostri “Quadri da un’esposizione”: il Fotocineclub interpreta la musica di Modest Petrovič Musorgskij

foto © Andrea Danani
Gianni Cossu Presidente del FCC di Mantova

“Quadri da un’esposizione” i suggerimenti di Gianni Cossu, Presidente del FCC di Mantova  


Cari amici fotografi, preziosi interpreti del bello e del brutto, di sogni, polvere e volti, di quello che oggi c’è e domani è già diverso, buone feste.

Petrovič Musorgskij
Petrovič Musorgskij

E per darvi un’ occasione per scacciare la noia, vi presento la mia personale interpretazione della proposta di illustrazione dei Quadri di Musorgskij. Ricordiamo che il giorno 23 gennaio un pianista eseguirà i “Quadri” nel reparto di Oncologia dell’Ospedale di Mantova. Alla fine del concerto, il pubblico potrà vedere le nostre fotografie ispirate a ognuno dei Quadri . L’ opera, celebre e maestosa nella versione orchestrale elaborata da Ravel (che vi consiglio come spunto di ispirazione), è dettagliatamente documentata su Wikipedia ( “Quadri da un’esposizione”) che dà una base già sufficiente per trarre delle idee.

Vorrei aggiungere alcune considerazioni pratiche. I quadri sono di soggetto vario, per tanto non sono così “russi” come si potrebbe pensare. Il carattere slavo è immanente nella musica dell’Autore, e non si può ignorare, ma d’altra parte sentiamoci facoltativamente esentati dall’includere tipici caratteri di quella Terra (la neve, le lande sconfinate, le chiese ortodosse, occhi asiatici e baffoni, ecc.). E a riuscirci, sarebbe meglio scattare seguendo non solo il soggetto, ma questo stesso strettamente legato alla musica che lo accompagna.

Uno gnomo cattivo non sarà mai Cucciolo ma semmai Brontolo, oppure una ruga cattiva immersa in un nero assoluto.

Il castello non è russo ma italiano: potrebbe essere anche uno dei castelli della nostra bella città, ma mi lascerei più ispirare dall’atmosfera di incantato e dormiente mistero che la musica suggerisce, magari con ricordi polverosi di un lontano nobile passato.

Il litigio dei fanciulli è facile e rimanda proprio a facce di monelli in baruffa (o no?).

Bydlo è un pesante carretto di contadini che arranca presso lo spettatore (I carretti in HDR di Marco Ongari?).

Pulcini nei gusci. Perchè no? E dei neonati che gugolano non sono forse dei pulcini?

Samuel Goldenberg e Schmuyle sono due ebrei polacchi, uno enorme e l’altro piccolo e caricaturale. Avanti con le ricerche!

Il mercato (Limoges) è una meraviglia: comari bisbetiche che battibeccano e strepitano: un piatto ricco!

Catacombe… Cimitero degli ebrei?

Baba -Yaga la strega: ho un’idea ma stavolta me la tengo …

La grande porta nella capitale di Kiev: troviamo il massimo della maestosità, della possanza architettonica, del manufatto come esibizione di potere.

Direi di portare per il 23 gennaio almeno un quadro (meglio di più, se possibile) ciascuno, per poi raggruppare tutte le opere (selezionate) a lavoro completato e magari allestire una mostra. Sarebbe utile tenere i nomi dei Quadri in un piccolo appunto da consultare in fretta, visto che molti soggetti possono essere colti casualmente per strada.

L’opera di Musorgskij è splendida e potrebbe essere la prima occasione per altre simili esperienze. Vedremo. Ancora buon lavoro e buoni scatti. Ci vediamo il 15 dicembre al Circolo. Ciao. Gianni

Fotografia: parliamone assieme! Il presidente del Fotocineclub di #Mantova, Gianni Cossu, commenta la serata di Paolo Fiaccadori

Il primo di dicembre abbiamo assistito nella sede del Fotocineclub ad una bella proiezione di foto a tema vario di Paolo Fiaccadori (membro del Circolo).

G. Cossu – Presidente FCC Mantova

Il primo di dicembre abbiamo assistito nella sede del Fotocineclub ad una bella proiezione di foto a tema vario di Paolo Fiaccadori (membro del Circolo).

La street photography che ci ha presentato ha caratteri personali e accattivanti. Lungi dall’essere una grigia e depressa carrellata di momenti metropolitani (un po’ in voga ultimamente), al contrario queste immagini ci trasmettono un sottile, sereno humour, con una piacevole ricerca dell’espressione insolita, del gesto gentile, dell’immagine piacevole.

Il contrasto è intonato al grado di “serietà” predefinito dall’Autore: contrasto basso nella passeggiata rilassata, contrasto alto quando si fa sul serio e magari si rispolvera qualche Grande del passato (Cartier Bresson, Scianna,Erwitt).

Sicuramente un suo pregio è la duttilità nello stile e nelle tecniche, appunto con una consapevole identificazione del fine espressivo e pittorico, al quale adattare modalità e inquadrature. E’ una bella lezione: ogni soggetto richiede un percorso esecutivo personalizzato, con un bagaglio di mezzi pronto per ogni esigenza. Quindi non “lo stile”, ma “a ogni nuovo soggetto io adatto il mio stile”, secondo i dettami del soggetto stesso.

Questa modernità di concezione della fotografia è un  motivo di attenzione per chi aspetta le foto di Paolo e, di converso, uno spunto di riflessione per chi si è incapponito (forse sono su questa strada...) sugli stessi soggetti e sulle stesse tecniche. Non è assurdo pensare che Paolo sia in grado di dare la propria momentanea personalità allo stesso tema, fotografandolo in modo totalmente differente a seconda della propria occasionale interpretazione, pur rimanendo sempre assolutamente riconoscibile come Autore.

Tale pregio (…mi aspetto un aperitivo pagato dal destinatario…) è avvalorato dall’uso discreto e credibile della postproduzione: quindi, un soggetto a più facce NON NELLA FANTASIA, MA NELLA REALTA’. (…Caravatti triplo con quattro acciughine…).

Tale panegirico è solo minimamente offuscato da una serie di foto proposte in numero eccessivo, con alcune ripetizioni (la giostra in multicolor come la cattedrale di Chartre) e qualche insistita ovvietà (i pur piacevoli lombi di tre signore padane, mitragliate dalla Canon del Nostro). Una serata proficua e piacevole, gratificata da applausi e apprezzamenti (…prenderei anche una pizzetta e un risino…).

Ciao a tutti, Gianni.


Di seguito la gallery di alcune delle  foto di Paolo Fiaccadori protagoniste della serata

Click sulla prima foto per ingrandire a tutto schermo