“Fotografia e pittura”: il 4 maggio grande serata aperta a tutti al FCC di #Mantova

Selfie Cossu

Gianni Cossu – Pres. FCC

Lunedi 4 maggio presso il Fotocineclub di Mantova si tratterà del rapporto tra pittura e fotografia. Partendo da mie conoscenze assolutamente basilari e accessibili da qualsiasi testo delle medie inferiori sulla storia dell’arte, propongo una rilettura delle opere pittoriche dal ‘600 ad oggi con un criterio da discente “fotografico”. I grandi del passato (Caravaggio, gli Impressionisti, Picasso e tanti altri fino a Magritte ed numerosi ancora) offrono spunti per un  intrigante parallelismo con tematiche e tecniche fotografiche, da una fonte di approfondimento stimolante e colta. Vedere con occhi e pennello e, d’altra parte, con obbiettivo e sensore ha molti punti in comune e la istintiva reverenza per i Mostri Sacri di entrambe le Arti va superata con le conoscenze già acquisite e rodate che ogni nostro Socio può vantare. Una proposta discorsiva e, mi auguro, stimolante, con l’audacia che solo i dilettanti possiedono e la voglia di imparare che i nostri affiliati hanno, negli anni, concretizzato in opere sempre più belle e mature. Tavolozza e reflex: non uno scontro ma un’alleanza, Al 4 maggio. Au revoir.

Gianni Cossu – Presidente del Fotocineclub di Mantova

Ricordiamo che la serata è aperta a tutti, anche per i non soci del Circolo Fotografico.

Fabbriche abbandonate e Violenza sulle donne: al FCC la #fotografia di Luca Giubertoni e Andrea Danani

Gianni CossuLunedì 30 marzo il Fotocineclub di Mantova ha avuto il piacere di ospitare i più recenti lavori di Luca Giubertoni e Andrea Danani. Il tema era sicuramente impegnativo: documentare il degrado e l’abbandono di opifici mantovani, un tempo sedi di occupazione e produzione, ora metafora tangibile della crisi economica. Il bianco e nero, sapiente e maturo, dei due Autori ha dimostrato ad elevato livello qualitativo come si possa affrontare un impegno espressivo con modalità e stili completamente differenti. Il risultato in questo caso è stato duplice: le strade diverse hanno avuto uguale impatto emotivo e medesimo risultato cognitivo con simultanea e peculiare definizione della propria singola personalità artistica, che ci rimanda direttamente al proprio IO più evidente. Un capace Artista sa parlare contemporaneamente di sè e di altro da sè, con un linguaggio che è insieme una narrazione e un’autobiografia. Più prudente, meticoloso, pacato e tagliente il Giubertoni, più sanguigno, emotivo, vivace nei toni (e nei bianchi e neri…) il Danani. Dal primo abbiamo la finale consapevolezza della dimensione drammatica della disoccupazione e della desolazione nel mondo del lavoro con dettagli avvilenti, grigi tristi e implacabili, disordini deprimenti e sconsolanti. Gli stessi soggetti inducono in Andrea invece timore per l’ostilità di quei cameroni, partecipazione quasi affettiva per quei fogli gettati, quegli schedari violentati, quegli attrezzi sviliti. E li recupera con la sua fantasia, elaborando un piano di redenzione oggettuale che gli permette di far guizzare cavi attorcigliati, di far sembrare piramidi egizie dei muri scrostati, di dare una luce abbagliante (forse speranza?) alle stanze più buie. Se si può sorvolare su qualche ripetizione iconografica in entrambi i lavori, l’esito è quello voluto: un giusto e centrato cazzotto nello stomaco da entrambi. Un uno-due da knock out, … artisticamente molto piacevole!
   Successivamente abbiamo apprezzato (e patito..) per i servizi sempre gemelli sulla violenza sulle donne, preparati per il Telefono Rosa e proiettati in Quartiere Valsecchi in occasione dell’8 marzo. Stessi caratteri chiari ed espressivi, stesso effetto pieno dei propositi produttivi. Quelle ragazze piangevano, soffrivano, temevano. Ci vuole cuore, non solo mano per trasformare tali storie in una serie di immagini così efficaci.
Una lezione di grande fotografia, avvalorata dalla educata modestia che solo i grandi Autori hanno. Un convinto applauso.
Gianni Cossu – Presidente Fotocineclub di Mantova

Di seguito pubblichiamo le gallery con alcune foto esposte dagli autori durante la serata del 30 marzo:

LUCA GIUBERTONI

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LUCA GIUBERTONI per il Telefono Rosa

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ANDREA DANANI

(click sulla prima foto per aprire a tutto schermo)

ANDREA DANANI per il Telefono Rosa

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Fotocineclub di #Mantova e Casa del Rigoletto, il sindaco Sodano celebra il matrimonio perfetto

Gianni Cossu

Sabato 28 marzo, alle ore 12, presso la Casa di Rigoletto in piazza Sordello  il Sindaco Nicola Sodano inaugurerà la Mostra fotografica permanente “Dedicato a Mantova” a cura dei Soci del Fotocineclub di Mantova. Si offre alla visione degli spettatori un parco di immagini ad intento promozionale della nostra bella città, con figure di monumenti, manifestazioni sportive e culturali, iniziative collettive dei più vari generi, in un periodico rinnovo della produzione, per un costante e dinamico movimento di interesse su ciò che ci circonda. L’ esposizione delle nostre fotografie sarà intervallata da mostre temporanee di altro tema e genere.

E’ per il nostro Club un motivo di soddisfazione e orgoglio per aver visti riconosciuti i nostri meriti in materia, affinati in anni di impegno e caparbia e proficua volontà di miglioramento. E’ con affetto e commozione che ringrazio e applaudo a tutti i nostri Soci, ora in così gran numero presenti con le proprie opere in una delle sale espositive più prestigiose e frequentate della città, confidando in un valido ricambio qualitativo da ora in avanti. Ancora complimenti e estendiamo a tutti l’invito per sabato.

Gianni Cossu – Presidente Fotocineclub di Mantova

Conosciamo i fotografi del Fotocineclub di #Mantova: Giovanni Fortunati

di Gianni Cossu – Presidente del FCC di Mantova

Giovanni Fortunati è a tutt’oggi uno dei più validi e moderni esponenti della fotografia mantovana. Le sue opere hanno da sempre la caratteristica di non essere scontate nè nella tecnica nè nei soggetti, suscitando sempre attenzione e curiosità all’annuncio di nuove esposizioni. La sua passione e la capacità di trasfonderla in immagini ha dato i suoi primi risultati più di mezzo secolo fa, con apparecchi fotografici che richiedevano una grande dose di abilità per cavarne qualcosa di buono. E lui ci è sempre riuscito. Ritratti, reportage, architettura, paesaggistica, fino ai più recenti astrattismi ed elaborazioni digitali: il percorso fotografico del nostro Presidente Onorario è un trattato di storia primitiva, antica, contemporanea e …  spaziale. Ha implementato e riversato nella sua produzione le più recenti e innovative tecniche elettroniche, sempre con il gusto e la finezza compositiva di cui solo un artista esperto e sensibile come lui può disporre. Godiamoci le sue foto… e impariamo!
Vai Giovanni!

GIOVANNI FORTUNATI

“Dal fondo del Silenzio” (click sulla prima foto per ingrandire)

Dove nasce la #Creatività? Il Punto del nostro Presidente Gianni Cossu

di Gianni Cossu Presidente FCC di Mantova


 Eccolo, l’ interrogativo che rende insonni le nostre notti, che toglie fame e sete alle nostre giornate, che ci vuota la mente e ci destina alla più disperata follia! Be’, non esageriamo, però sicuramente abbiamo avuto episodi di vuoto ideativo, di nebbia produttiva, immediatamente successiva alla decisione di impiegare l’ insperato breve periodo di tempo, finalmente libero per …CREARE.

E invece niente. Ma perché? Al di là delle più disparate (e probabili) motivazioni contingenti e occasionali, direi che si può provare a stilare una gracile teorizzazione di questo angusto quesito.

   Partiamo dalla concezione romantica di “artista maledetto”: genio solitario e non molto cilindrato, nato, cresciuto e maturato nella sola compagnia del suo fecondo intelletto, capace di dialogare con il suo Io più abissale e di trasformare il proprio sentire in una personalissima espressione artistica. Il tutto, ovviamente, senza la minima preoccupazione di destinare il prodotto a un qualsiasi pubblico e tanto meno (orrore!) di sperare in successo, gloria o denari: gli altri non esistono, esiste solo l’ Arte (come la vede lui…). Quindi uno stereotipo, tuttora con un certo seguito, di Artista/Opera del tutto svincolato, in ogni fase di questo processo, dal rapporto con il mondo circostante.

   Il fine di questa mia oziosa dissertazione è provare a dimostrare che la produzione artistica in nessuna fase della propria esistenza può prescindere dall’ “Altro” e che la stessa qualità, quantità e valore della produzione in oggetto può solo avvantaggiarsi dalla accettazione del mondo circostante, non dalla sua estraniazione.

   Innanzitutto, ogni forma espressiva, verbale, pittorica, plastica o altro è l’obbligato frutto di una convenzione lessicale (in senso lato) tra esseri umani, il dinamico prodotto di generazioni in divenire che, di concerto, codificano, modificano, innovano un linguaggio espressivo. Ciò che nasce da una collettività, pertanto, già per origini genetiche è logicamente destinato alla stessa, per un baratto che, nei millenni, ha permesso (senza possibili alternative metodologiche) una continua rivitalizzazione e attualizzazione del prodotto stesso. Mi sento quindi di affermare che il valore di un Autore si misura anche nell’ umiltà di riconoscere l’apporto “ombelicale” del Linguaggio degli Altri.

Se il verbo espressivo è quindi frutto di un’azione comune, l’analisi del soggetto che ha ispirato l’ Artista dà adito a considerazioni più ampie. Il momento ideativo è sicuramente un atto assolutamente privato, che origina da un’esperienza personale che può essere del tutto solitaria, anche per decenni, per tutta una vita, senza l’obbligatorietà di una “terzietà” in precedenza dimostrata per la materialità comunicativa della creazione stessa. E’ superfluo aggiungere che il nocciolo ideatore può altresì originare da un vissuto plurale ed essere fin dagli albori il risultato di un’ esperienza comune. Tornando al nostro pensatore solitario, lo costringiamo però ad ammettere la innegabile presenza nella sua vita, parallelamente alla giornata ideativa, di una giornata acquisitiva culturale, indispensabile chiave di varietà, originalità e qualità della sua produzione. Anche i più agresti naives (quelli bravi, intendiamoci…) avevano un minimo di cultura artistica, cioè prescindevano, inconsciamente finché si vuole, dalla conoscenza di opere e teorie precedenti o contemporanee di altri Artisti.

Ecco quindi tornare anche nella fase ideativa la non ignorabile massa della terzietà culturale, tanto inevitabile quanto indispensabile pure nel campo tematico. E ora interviene la mia più radicata convinzione in materia: l’ideazione nata e cresciuta in una scatola stagna solo eccezionalmente può portare a risultati di elevato valore. Le opere altrui ci suscitano forse disprezzo e noncuranza, ma quante volte proviamo ammirazione, invidia, senso (inconfessabile) di emulazione, curiosità di approfondimento tematico? In altre parole, guardo gli altri e riguardo me stesso, e poi la mia ideazione sarà migliore. E mentre competo mi arricchisco, mentre svaluto studio per non cadere nello stesso errore, mentre mi stupisco di fronte a un’idea inedita ho stimolo per crearne una mia, segreta, affascinante e, ovviamente, geniale! Possiamo forse negare la grande qualità artistica di congregazioni di Autori uniti da un manifesto comune, che hanno reso illustre l’umanità e l’Arte? Romanticismo, Bauhaus, futurismo, pittorialismo, cubismo, citando a casaccio, sono chiari esempi che la convivenza e la sana competizione sotto lo stesso cartello sono un’arma non obbligatoria ma sicuramente formidabile per generare capolavori.

L’Arte è anche coraggio di confronto, mentre la monotematica lapidea e immutabile é un comodo, pallido ed eterno bozzolo che ci preserva dall’essere essere istruiti ma anche criticati, in una spocchia patetica che merita soltanto le ragnatele di un decadente oblio sempre più obsoleto e giustificato.

   La presenile animosità di queste mie ultime perle ha introdotto e mescolato alla fase culturale della vita dell’ Artista il concetto di destinazione finale dell’opera generata, che, (indovina un po’…) non sarà il benevolo approdo di un destinatario sempliciotto, basilare e magari ( visto che non si vive di solo pane ma anche di salame…) munifico, bensì il pubblico più vasto, preparato e feroce possibile, in nome della competizione che migliora la razza!

   E allora questa benedetta creatività, dove cavolo nasce?

   Rispondo a pieni polmoni: dal confronto, dall’evidenza dell’errore, dall’applauso, dalla stroncatura corale, dalla voglia di esprimere se stessi perché abbiamo imparato che altri sono simili a noi e che sono credibili giudici di ciò che faccio io come io sono stato promosso a degno giudice di ciò che fanno loro.

L’Arte è un cazzotto o un abbraccio, mai una clausura.

L’ho pensato, l’ho spremuto, l’ho scritto. Ora dormo felice.


Immagine in evidenza © Andrea Danani