Conosciamo i fotografi del Fotocineclub di #Mantova: Giovanni Fortunati

di Gianni Cossu – Presidente del FCC di Mantova

Giovanni Fortunati è a tutt’oggi uno dei più validi e moderni esponenti della fotografia mantovana. Le sue opere hanno da sempre la caratteristica di non essere scontate nè nella tecnica nè nei soggetti, suscitando sempre attenzione e curiosità all’annuncio di nuove esposizioni. La sua passione e la capacità di trasfonderla in immagini ha dato i suoi primi risultati più di mezzo secolo fa, con apparecchi fotografici che richiedevano una grande dose di abilità per cavarne qualcosa di buono. E lui ci è sempre riuscito. Ritratti, reportage, architettura, paesaggistica, fino ai più recenti astrattismi ed elaborazioni digitali: il percorso fotografico del nostro Presidente Onorario è un trattato di storia primitiva, antica, contemporanea e …  spaziale. Ha implementato e riversato nella sua produzione le più recenti e innovative tecniche elettroniche, sempre con il gusto e la finezza compositiva di cui solo un artista esperto e sensibile come lui può disporre. Godiamoci le sue foto… e impariamo!
Vai Giovanni!

GIOVANNI FORTUNATI

“Dal fondo del Silenzio” (click sulla prima foto per ingrandire)

Dove nasce la #Creatività? Il Punto del nostro Presidente Gianni Cossu

di Gianni Cossu Presidente FCC di Mantova


 Eccolo, l’ interrogativo che rende insonni le nostre notti, che toglie fame e sete alle nostre giornate, che ci vuota la mente e ci destina alla più disperata follia! Be’, non esageriamo, però sicuramente abbiamo avuto episodi di vuoto ideativo, di nebbia produttiva, immediatamente successiva alla decisione di impiegare l’ insperato breve periodo di tempo, finalmente libero per …CREARE.

E invece niente. Ma perché? Al di là delle più disparate (e probabili) motivazioni contingenti e occasionali, direi che si può provare a stilare una gracile teorizzazione di questo angusto quesito.

   Partiamo dalla concezione romantica di “artista maledetto”: genio solitario e non molto cilindrato, nato, cresciuto e maturato nella sola compagnia del suo fecondo intelletto, capace di dialogare con il suo Io più abissale e di trasformare il proprio sentire in una personalissima espressione artistica. Il tutto, ovviamente, senza la minima preoccupazione di destinare il prodotto a un qualsiasi pubblico e tanto meno (orrore!) di sperare in successo, gloria o denari: gli altri non esistono, esiste solo l’ Arte (come la vede lui…). Quindi uno stereotipo, tuttora con un certo seguito, di Artista/Opera del tutto svincolato, in ogni fase di questo processo, dal rapporto con il mondo circostante.

   Il fine di questa mia oziosa dissertazione è provare a dimostrare che la produzione artistica in nessuna fase della propria esistenza può prescindere dall’ “Altro” e che la stessa qualità, quantità e valore della produzione in oggetto può solo avvantaggiarsi dalla accettazione del mondo circostante, non dalla sua estraniazione.

   Innanzitutto, ogni forma espressiva, verbale, pittorica, plastica o altro è l’obbligato frutto di una convenzione lessicale (in senso lato) tra esseri umani, il dinamico prodotto di generazioni in divenire che, di concerto, codificano, modificano, innovano un linguaggio espressivo. Ciò che nasce da una collettività, pertanto, già per origini genetiche è logicamente destinato alla stessa, per un baratto che, nei millenni, ha permesso (senza possibili alternative metodologiche) una continua rivitalizzazione e attualizzazione del prodotto stesso. Mi sento quindi di affermare che il valore di un Autore si misura anche nell’ umiltà di riconoscere l’apporto “ombelicale” del Linguaggio degli Altri.

Se il verbo espressivo è quindi frutto di un’azione comune, l’analisi del soggetto che ha ispirato l’ Artista dà adito a considerazioni più ampie. Il momento ideativo è sicuramente un atto assolutamente privato, che origina da un’esperienza personale che può essere del tutto solitaria, anche per decenni, per tutta una vita, senza l’obbligatorietà di una “terzietà” in precedenza dimostrata per la materialità comunicativa della creazione stessa. E’ superfluo aggiungere che il nocciolo ideatore può altresì originare da un vissuto plurale ed essere fin dagli albori il risultato di un’ esperienza comune. Tornando al nostro pensatore solitario, lo costringiamo però ad ammettere la innegabile presenza nella sua vita, parallelamente alla giornata ideativa, di una giornata acquisitiva culturale, indispensabile chiave di varietà, originalità e qualità della sua produzione. Anche i più agresti naives (quelli bravi, intendiamoci…) avevano un minimo di cultura artistica, cioè prescindevano, inconsciamente finché si vuole, dalla conoscenza di opere e teorie precedenti o contemporanee di altri Artisti.

Ecco quindi tornare anche nella fase ideativa la non ignorabile massa della terzietà culturale, tanto inevitabile quanto indispensabile pure nel campo tematico. E ora interviene la mia più radicata convinzione in materia: l’ideazione nata e cresciuta in una scatola stagna solo eccezionalmente può portare a risultati di elevato valore. Le opere altrui ci suscitano forse disprezzo e noncuranza, ma quante volte proviamo ammirazione, invidia, senso (inconfessabile) di emulazione, curiosità di approfondimento tematico? In altre parole, guardo gli altri e riguardo me stesso, e poi la mia ideazione sarà migliore. E mentre competo mi arricchisco, mentre svaluto studio per non cadere nello stesso errore, mentre mi stupisco di fronte a un’idea inedita ho stimolo per crearne una mia, segreta, affascinante e, ovviamente, geniale! Possiamo forse negare la grande qualità artistica di congregazioni di Autori uniti da un manifesto comune, che hanno reso illustre l’umanità e l’Arte? Romanticismo, Bauhaus, futurismo, pittorialismo, cubismo, citando a casaccio, sono chiari esempi che la convivenza e la sana competizione sotto lo stesso cartello sono un’arma non obbligatoria ma sicuramente formidabile per generare capolavori.

L’Arte è anche coraggio di confronto, mentre la monotematica lapidea e immutabile é un comodo, pallido ed eterno bozzolo che ci preserva dall’essere essere istruiti ma anche criticati, in una spocchia patetica che merita soltanto le ragnatele di un decadente oblio sempre più obsoleto e giustificato.

   La presenile animosità di queste mie ultime perle ha introdotto e mescolato alla fase culturale della vita dell’ Artista il concetto di destinazione finale dell’opera generata, che, (indovina un po’…) non sarà il benevolo approdo di un destinatario sempliciotto, basilare e magari ( visto che non si vive di solo pane ma anche di salame…) munifico, bensì il pubblico più vasto, preparato e feroce possibile, in nome della competizione che migliora la razza!

   E allora questa benedetta creatività, dove cavolo nasce?

   Rispondo a pieni polmoni: dal confronto, dall’evidenza dell’errore, dall’applauso, dalla stroncatura corale, dalla voglia di esprimere se stessi perché abbiamo imparato che altri sono simili a noi e che sono credibili giudici di ciò che faccio io come io sono stato promosso a degno giudice di ciò che fanno loro.

L’Arte è un cazzotto o un abbraccio, mai una clausura.

L’ho pensato, l’ho spremuto, l’ho scritto. Ora dormo felice.


Immagine in evidenza © Andrea Danani

Fotografia: parliamone assieme! Il presidente del Fotocineclub di #Mantova, Gianni Cossu, commenta la serata di Paolo Fiaccadori

Il primo di dicembre abbiamo assistito nella sede del Fotocineclub ad una bella proiezione di foto a tema vario di Paolo Fiaccadori (membro del Circolo).

G. Cossu – Presidente FCC Mantova

Il primo di dicembre abbiamo assistito nella sede del Fotocineclub ad una bella proiezione di foto a tema vario di Paolo Fiaccadori (membro del Circolo).

La street photography che ci ha presentato ha caratteri personali e accattivanti. Lungi dall’essere una grigia e depressa carrellata di momenti metropolitani (un po’ in voga ultimamente), al contrario queste immagini ci trasmettono un sottile, sereno humour, con una piacevole ricerca dell’espressione insolita, del gesto gentile, dell’immagine piacevole.

Il contrasto è intonato al grado di “serietà” predefinito dall’Autore: contrasto basso nella passeggiata rilassata, contrasto alto quando si fa sul serio e magari si rispolvera qualche Grande del passato (Cartier Bresson, Scianna,Erwitt).

Sicuramente un suo pregio è la duttilità nello stile e nelle tecniche, appunto con una consapevole identificazione del fine espressivo e pittorico, al quale adattare modalità e inquadrature. E’ una bella lezione: ogni soggetto richiede un percorso esecutivo personalizzato, con un bagaglio di mezzi pronto per ogni esigenza. Quindi non “lo stile”, ma “a ogni nuovo soggetto io adatto il mio stile”, secondo i dettami del soggetto stesso.

Questa modernità di concezione della fotografia è un  motivo di attenzione per chi aspetta le foto di Paolo e, di converso, uno spunto di riflessione per chi si è incapponito (forse sono su questa strada...) sugli stessi soggetti e sulle stesse tecniche. Non è assurdo pensare che Paolo sia in grado di dare la propria momentanea personalità allo stesso tema, fotografandolo in modo totalmente differente a seconda della propria occasionale interpretazione, pur rimanendo sempre assolutamente riconoscibile come Autore.

Tale pregio (…mi aspetto un aperitivo pagato dal destinatario…) è avvalorato dall’uso discreto e credibile della postproduzione: quindi, un soggetto a più facce NON NELLA FANTASIA, MA NELLA REALTA’. (…Caravatti triplo con quattro acciughine…).

Tale panegirico è solo minimamente offuscato da una serie di foto proposte in numero eccessivo, con alcune ripetizioni (la giostra in multicolor come la cattedrale di Chartre) e qualche insistita ovvietà (i pur piacevoli lombi di tre signore padane, mitragliate dalla Canon del Nostro). Una serata proficua e piacevole, gratificata da applausi e apprezzamenti (…prenderei anche una pizzetta e un risino…).

Ciao a tutti, Gianni.


Di seguito la gallery di alcune delle  foto di Paolo Fiaccadori protagoniste della serata

Click sulla prima foto per ingrandire a tutto schermo

“Il Sale della Terra”, la serata- evento della proiezione del docu-film capolavoro su Sebastião #Salgado

“Il sale della Terra”

di Gianni Cossu – Presidente del Fotocineclub di Mantova

Giovedi 27 novembre il Cinema del Carbone, nella sala di via Oberdan, ha proiettato per gli appassionati di fotografia il film di Wim Wenders “Il sale della terra”. Questa recentissima opera del regista tedesco è una biografia artistica di Sebastiao Salgado, narrata in prima persona dal Protagonista stesso. Le opere dell’ Autore, adattate al grande schermo e proposte in sequenza cronologica con l’incisivo commento del Fotografo, propongono l’ideale umanitario ed ecologista che ha caratterizzato da sempre tutta la sua produzione. In un bianco e nero in rigorosa scala dei grigi, spesso spietata nella sua definizione, lo Spettatore assiste alle dure scene dei più famosi capolavori del grande Brasiliano: i minatori dannati della Sierra Pelada, i profughi di guerre dimenticate in ogni parte del mondo, i macelli delle lotte tra etnie, i morti per fame nella più nera miseria Africana, oltre a servizi su temi meno scottanti, pur se di grande valore estetico e propositivo.

I temi e le realizzazioni proposte si esponevano a due rischi: la eccessiva crudezza delle immagini poteva dare adito a giudizi di macabro esibizionismo, e d’altra parte le argomentazioni umanitarie ed ecologiste narrate (con appassionante intensità) da Salgado potevano sembrare retoriche e scontate. Invece, la truculenza delle immagini più forti trova immediata giustificazione e plausibilità proprio nelle testimonianze sconvolgenti dell’ Autore, che appunto con in pugno la prova di tale dramma riesce così, di converso, ad essere credibile.

Questo grande film di immagini e ideali è stato seguito da una sala stracolma di spettatori, con nutrita rappresentanza di vari Circoli fotografici (Mantova, Monzambano, Volta Mantovana, Marengo) e da molti cultori della Fotografia, che invitiamo ai nostri Clubs e alle prossime sinergie tra cinema e foto. Il fotocineclub di Mantova ha trovato negli instancabili animatori del Cinema del Carbone dei partners ideali per queste iniziative che saranno sicuramente seguite da nuove e varie proposte, delle quali verrà data tempestivamente la più ampia divulgazione. Ancora un grazie a organizzatori e pubblico, per un’operazione culturale schietta e vitale. Arrivederci.


Di seguito le foto di © Paolo Fiaccadori sulla splendida serata.

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Musica e #Fotografia: parte la collaborazione tra il Fotocineclub di #Mantova ed il reparto di Oncologia dell’ospedale Carlo Poma

Dal giorno 25 novembre 2014 inizia una collaborazione con il Fotocineclub di Mantova ed il reparto di Oncologia del Carlo Poma di Mantova, con l’esposizione di stampe fotografiche in allestimento negli spazi adiacenti la sala dell’esecuzione musicale.

Presso il Reparto di Oncologia dell’Ospedale di #Mantova si tiene mensilmente un concerto con continuo rinnovo di esecutori, anche stranieri, nell’ambito dell’iniziativa “I donatori di musica”. Tale lodevole e qualificato progetto è opera del Primario del suddetto reparto, il Dott. Maurizio Cantore,  veterano in materia, con anni di inalterato apprezzamento durante la permanenza all’ospedale di Carrara. Dal giorno 25 novembre 2014 inizia una collaborazione con il Fotocineclub di Mantova, con l’esposizione di stampe fotografiche in allestimento negli spazi adiacenti la sala dell’esecuzione musicale. A unire le due manifestazioni artistiche è e sarà un tema comune, svolto pertanto in chiave creativa sonora e visiva. Obbiettivo pienamente riuscito nella suddetta occasione, dove ad un affermato trio composto da flauto traverso, chitarra e contrabbasso, con brani presentati sotto il titolo ” Nostalgia e desiderio” ha avuto il contraltare fotografico delle affascinanti immagini di Marco Ongari, da anni entusiasta e caparbio sperimentatore di tecniche, cesellatore di inquadrature, miscelatore di colori e atmosfere.

Riferiamo dell’applaudito successo di queste produzioni gemelle, riportando di seguito la presentazione della mostra di Marco, ad opera del presidente del Fotocineclub di Mantova, Gianni Cossu.


Nostalgia e Desiderio

di Gianni Cossu

Buona musica e buone foto…

  L’appassionante esibizione musicale appena conclusa e la mostra fotografica qui esposta ci offrono un credibile esempio della possibilità di esprimere un concetto con trasversalità di forme artistiche. Mentre la musica è da sempre nata come manifesto sonoro del sentire umano, per la fotografia, forma creativa al confronto ancora adolescente, il narrare un sentimento mediante immagini bidimensionali è compito altrettanto arduo, ma soprattutto meno codificato. In altri termini, potremmo dire che il bel suono raggiunge con spavalderia il cuore, mentre l’ immagine ha sicuramente più ostacoli e briglie mentali per gemellarsi con il concetto voluto. La musica è come un profumo, la fotografia è come una frase scritta. E dopo l’ entusiasmante aroma del concerto appena concluso, godiamoci le bellissime immagini di Marco Ongari, eleganti e potenti odi a Nostalgia e Desiderio. Le cascine deserte sono state con perizia e misura elaborate mediante la tecnica “HDR”, che, in parole semplici, consiste nel produrre un’ immagine assommando tre o più fotografie dello stesso soggetto, differenti tra loro per la maggiore o minore luminosità, con il risultato di offrire contemporaneamente la quasi totale assenza di ombre e la leggibilità di ogni minimo dettaglio, con vivace impronta cromatica su tutta la scena. La scelta di tale tecnica è particolarmente felice per il carattere di passionalità e rimembranza che il termine “nostalgia” subito evoca.

   E come non unire istintivamente in un bel vortice sensuale il Desiderio e la Danza? Proprio quest’ultima è, presso ogni sorta di essere vivente (dagli uccelli del paradiso ai quindicenni in discoteca) un mezzo spontaneo e scalpitante per magnificare la propria vanitosa fisicità alla bella destinata, con una paritaria risposta dalla seducente Movida femminile. Mosso fotografico, coppie in rotazione inebriante, movimenti di lui con movimenti di lei al suono di un orchestra che solo i bravi fotografi (come Marco) ci fanno immaginare.

Queste scene riescono nell’intento più difficile per un fotografo: escono dalle due dimensioni fissate dall’obbiettivo, per allargarsi alle pianure della musica, alla ritmica muscolarità dei ballerini, all’umida malinconia delle corti che nessuno più vuole.

   Forte ed entusiasta l’applauso che rivolgiamo ai bravissimi musicisti, ringraziandoli per il loro dono, ma il tributo per loro più bello viene da Marco, con la Nostalgia e il Desiderio che solo un grande fotografo sa esprimere.


Di seguito vi riportiamo alcune fotografie documentative della splendida giornata ad opera di Paolo Fiaccadori

“Click” sulla prima foto per aprire la galleria a tutto schermo