#Doha, una città in costruzione (di Alberto Mazzocchi)

Alberto Mazzocchi ci racconta della sua emozionante esperienza lavorativa in Qatar trasformatasi anche in un viaggio-fotografico in cui il nostro Alberto, con la sua fedele compatta, ha potuto approfondire e testimoniare l'evoluzione di un paese in forte sviluppo.
Andrea Danani - Fotocineclub Mantova

All’inizio del 2004, chiamato da un collega che aveva bisogno di aiuto, sono partito per Doha dove mi sarei dovuto trattenere per quindici giorni ma dove, di rinvio in rinvio, sono rimasto per undici mesi.

Durante il soggiorno qatarino sentendo sempre viva la passione per la fotografia e stimolato dalle novità mi sono munito di una macchinetta avara di pixel e, approfittando della calma del venerdì e delle temperature umane del primo mattino me ne sono andato in giro a fare il turista. Ho così raccolto un discreto numero di foto che il paziente e competente lavoro di Giuseppe Tripodo ha assemblato dando vita al video che è stato proiettato ai soci del Fotocineclub durante l’incontro del 25 Febbraio scorso.

Il Qatar è una piccola penisola che si proietta nelle acque del Golfo Persico, un mare dalle sfumature che vanno dall’azzurro chiaro al blu profondo e che bagna spiagge che, a tratti, diventano bianche candide. A sud di Doha, collocato in uno dei tratti più suggestivi della costa, a Mesaieed, sorge un enorme complesso petrolchimico che sfrutta solo una parte della immensa ricchezza costituita dal petrolio e dal gas naturale. Questa ricchezza è impiegata in modo avveduto e lungimirante: guardando al futuro lo sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani affiancato validamente dalla seconda moglie, la Sheikha Mozah bint Nasser, ha puntato su investimenti in grado di dare profitti immediati ma ha anche sviluppato attività in grado di elevare il livello culturale del paese sino a divenire un episodio unico nel mondo dei super ricchi sceicchi arabi.

Doha vecchia
Doha Vecchia

Doha, fatta eccezione per alcune ristrette aree della città vecchia ritenute di interesse storico, si sta rinnovando radicalmente demolendo i vecchi edifici (molti non hanno raggiunto i trenta anni)e si espande soprattutto verso Nord. Vengono innalzati edifici per uso pubblico (banche, ministeri, sedi di grandi compagnie) arditi, dalle linee pulite e senza abbellimenti inutili concedendo, talvolta, qualche contenuto richiamo alla architettura araba o indiana.

Ben diverso è il discorso per quanto riguarda l’edilizia privata. Infatti sembra che il genio del cattivo gusto e della pacchianeria abbia qui trovato indefessi adoratori che non sanno trattenersi dal mescolare sagome da chalet alpino con linee neoclassiche, richiami ai templi orientali con ricordi di Buckingham Palace.

Doha nuova
Doha nuova

La ricchezza di questo piccolo stato era legata, fino alla messa a punto delle tecniche per ottenere le perle artificiali, alla pesca nel Golfo di pesce e di ostriche perlifere. Contemporaneamente alla fine della vita sul mare iniziò lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e di gas. Il mare che ancora oggi viene solcato dai mitici dow, non più con equipaggi arabi ma portando a bordo filippini, tailandesi, uomini del Bangladesh o dello Sri Lanka, è rimasto nella memoria collettiva dei qatarini che no perdono occasione per ricordare le loro origini marinare. Lungo la Corniche, il lungomare su cui si affacciano grandi banche, sfarzosi hotel e giardini il cui verde è veramente smagliante, ci sono centinaia di metri di muri di recinzione decorati con piastrelle che danno vita a un manuale di flora e fauna del Golfo.

Con pari attenzione si richiamano, sempre piastrellando muri che altrimenti rimarrebbero spogli ed anonimi, la scarsa vegetazione del deserto e gli animali cari a questo paese: i falchi ( gli arabi introdussero ovunque arrivarono la falconeria) e l’ornice, la tipica gazzella dalle lunghe corna ritorte. La testa stilizzata di questo abitante del deserto è il logo che campeggia sugli aerei della compagnia di bandiera che è un altro dei vanti del Qatar: velivoli di ultima generazione con equipaggi formati da professionisti di altissimo livello.

Al termine di questa carrellata si può concludere che Doha non dimentica il passato ma che si è tuffata con grande determinazione nel futuro cercando di mantenere un equilibrio che in altri paesi è venuto a mancare.

Alberto Mazzocchi – Fotocineclub Mantova

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