“Bianco in Russia” di Maurizio Cantore

Lunedì 11 Marzo 2013 al Fotocineclub di Mantova ospitiamo con immenso piacere Maurizio Cantore che esporrà attraverso un video fotografico le sue opere in bianco e nero, riguardanti scene di vita di strada direttamente dalle fredde terre della Russia. Di seguito vi riporto il commento che l'autore mi ha scritto per introdurre la sua serata.
Andrea Danani - Fotocineclub Mantova

Prima della prima.

Questo l’inizio delle 15 righe che in diretta ti scrivo iniziando alle 22,35 di oggi 27 febbraio.

Sono particolarmente felice per diversi motivi: domani il comico Paolo Rossi viene a trovarci “al lavoro”; ho approfondito alcuni concetti sull’ apropriatezza terapeutica; ho risentito la figlia di un mio paziente carrozziere che oltre 20 anni fa mi ha riparato la vecchia golf; sulla rivista americana Oncologist è appena uscito un nostro lavoro scientifico sul fare musica in oncologia; ho scelto le tre fotografie da inviarti per la mostra dell’11 marzo.

L’11 marzo farò la mia prima mostra fotografica. Non sono in grado di spiegare le mie foto, non ho scuola nè talento specifico: mi ha stimolato alla ricerca, l’amico Gianni Cossu (presidente del Fotocineclub di Mantova, ndr) che nella programmazione in agosto di questo viaggio in Russia, mi aveva suggerito l’acquisto di una nuova macchina fotografica. La Lumix FZ150.

A lui e a lei debbo questa produzione in bianco e nero che mi è piaciuto fare, mi ha dato soddisfazione nel ritocco e mi solletica curiosità circa la risposta che avrò da un pubblico competente come è il vostro. Sarò come spugna che assorbe ciò che avrete voglia di dire.

Fotografia di strada che ruba attimi a chi incontri, svelandone intimità forse proibite. Lascia domande inevase e fissa il momento al posto  dell’azione con  melanconica fragilità.

Arrivederci al giorno 11 marzo.

Maurizio Cantore

QUANDO: lunedì 11 Marzo 2013, ore 21
DOVE: presso il Fotocineclub di Mantova, sala Civica di via Facciotto N. 7, Mantova

Copyright ©Maurizio Cantore

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“Terre di Siena” di Giuseppe Tripodo

Lunedì 04 Marzo al Fotocineclub di Mantova ci sarà una serata dedicata interamente alle "Terre di Siena", un evento dove verranno esposte le fotografie di Giuseppe Tripodo del FCC attraverso un video-fotografico in cui intraprenderemo un viaggio in una terra fantastica e seducente. Potete partecipare, siamo in via Facciotto N.7 a Mantova (Quartiere Te Brunetti).
Andrea Danani - Fotocineclub Mantova

TERRE DI SIENA

come descrivere il fascino gentile di queste terre,

immergendosi in una la seducente natura resa incantevole

dagli armoniosi poggi….dagli antichi borghi!

QUANDO: lunedì 04 Marzo 2013, ore 21
DOVE: presso il Fotocineclub di Mantova, sala Civica di via Facciotto N. 7, Mantova

-Copyright ©Giuseppe Tripodo-

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“La foto più bella è ritoccata”: intervengono al dibattito Paolo Fiaccadori e Alberto Mazzocchi

La polemica in rete è scoppiata dopo che a vincere uno dei più prestigiosi premi mondiali della fotografia (il World Press Photo Award 2013) è stato uno scatto di reportage-documentario palesemente ritoccato al computer dal fotografo Paul Hansen (visibile QUI). Il fulcro della discussione vede "schierati" da un lato i favorevoli al fotoritocco anche in scatti di reportage e dall'altro i contrari, che invece affermano l'importanza di quel genere di fotografia nel documentare la realtà senza alterarla. Di seguito noi del Fotocineclub di Mantova vi proponiamo i pareri di due appassionati fotografi del nostro club, Alberto Mazzocchi e Paolo Fiaccadori (profili visibili QUI), che in maniera totalmente personale ed indipendente ci spiegano come la pensano sull'argomento.
Andrea Danani - Fotocineclub Mantova

PAOLO FIACCADORI

Non credo che ci sia un criterio unico per decidere in quale misura un ritocco (software o no non importa) sia accettabile o no. La fedeltà alla realtà non è un criterio perchè nessuna fotografia lo è. Nel momento in cui scegli un’inquadratura includi elementi e ne escludi altri per cui anche una foto di reportage, rimane sempre un punto di vista personale. Usi il tele o il grandangolo? Nessun occhio umano vede come vedono questi obbiettivi. La foto in bianco e nero può rappresentare fedelmente la realtà? Nessuno ha mai visto in bianco e nero. Si potrebbe andare avanti all’infinito con esempi del genere anche solo rimanendo nel campo della fotografia analogica e senza scomodare quella digitale e le possibilità di modifiche al computer.
Rimane pur vero, però, che ci sono limiti che non si devono (o si è convenuto di non) oltrepassare, e questi limiti cambiano a seconda del genere di foto e del contesto in cui vengono utilizzate. Si tratta sempre, però, di limiti non netti e per quanto riguarda le possibilità di modificare le foto al computer la facilità con cui si ottengono “effetti speciali”  non deve spingere ad abusarne.
Alla fine rimane sempre una questione di buon senso cosa, questa, che nessuno ha mai codificato e mai codificherà.

ALBERTO MAZZOCCHI

primaedopo

E’ appena stata eletta Miss Universo. Maria è la più bella del mondo e tutti le si fanno attorno per complimentarsi, per riprenderla, per intervistarla.

Lei, Maria, mentre si asciuga le lacrime di gioia si sforza di tenere in equilibrio la corona con cui è appena stata ornata la lunga chioma bionda, viene spinta, abbracciata da damigelle,  circondata da ammiratori, assalita da reporter e da fotografi.  Improvvisamente per il gesto malaccorto di uno dei giornalisti Maria viene colpita al viso da un microfono e l’urto, neanche violento, è però sufficiente per rimuovere un poco del trucco. Dopo un attimo di smarrimento Maria riprendere a sorridere ma le luci violente ed impietose mettono in risalto, dove il trucco è stato rimosso, una brutta epidermide grigiastra, untuosa, ruvida.

I fotografi e gli operatori si accaniscono nel riprendere il dettaglio e, in breve, tutto il mondo, che assiste in tempo reale alla premiazione, realizza che la bellissima Maria non è poi tanto bella.

Il pubblico in sala rumoreggia e fischia e le lacrime non più di gioia ma di paura, le sciolgono il trucco che, impietoso, cola sulle guance e si mescola con la cipria e fondo tinta così da trasformare il viso un attimo prima radioso in una maschera grottesca.

Maria, travolta dalle emozioni, corre a rifugiarsi nel camerino. Si cambia in fretta e fugge da una uscita secondaria tuffandosi in mezzo alla folla senza che nessuno la riconosca: senza make up è una ragazza piacevolmente normale, come ce ne sono a migliaia, niente di più.

Potrebbe essere la compagna di studi, la collega di lavoro, la vicina di casa, la nostra fidanzata, nostra moglie ma non la più bella donna del mondo.

Si dice che ogni giorno vengano fatti circa due miliardi di scatti: quante di quelle foto, rese pubbliche attraverso la stampa e la rete, ci colpiscono, ci emozionano, ci coinvolgono e fra queste quante foto-Maria, generate dai vari Photoshop ci sono?

Foto Vincitrice del World Press Photo Award di Paul Hansen
Foto Vincitrice del World Press Photo Award di Paul Hansen

Recentemente è stato attribuito il World Press Photo Award ad una immagine (qui a destra) ripresa a Gaza da un fotografo svedese Paul Hansen durante il funerale di tre vittime – il padre e due piccoli figli – colpite da un missile israeliano.

La foto è ben composta, carica di tensione altamente drammatica ma l’autore ha ritenuto di caricarla di ulteriore pathos immergendo il corteo funebre in una atmosfera livida distribuendo la luce sui volti alterati dal dolore alla Caravaggio. E’ questa una foto-Maria?

Non sono stati aggiunti o tolti elementi fondamentali ma l’intervento in post-produzione c’è stato, è evidente e, per di più, l’autore non lo nega.

Dobbiamo criticare aspramente i giudici che hanno valutato degna di un premio molto importante una foto alterata, dobbiamo giudicare negativamente l’autore che è intervenuto pesantemente, dobbiamo condannare tanto gli uni quanto l’altro o dobbiamo associarci alle lodi ed alla difesa a spada tratta che alcuni hanno fatto di questa immagine?

Più in generale su quali foto possono essere fatti interventi, anche pesanti, con Photoshop o equivalenti e su quali non deve essere ammessa alcuna manomissione?

Poniamo che si scatti la foto, destinata alla pubblicità, di una borsetta. Nessuno si sognerebbe di biasimare il lavoro di post-produzione, magari marcato e pesante, che viene fatto per rendere l’oggetto attraente e per stimolare chi guarda all’acquisto.

Poniamo ora che durante una manifestazione di piazza si scatti una foto che, prima di essere resa pubblica, venga ritoccata per enfatizzare gli effetti negativi di quell’evento, le colpe dei dimostranti o gli eccessi delle forze dell’ordine. Anche in questo caso si tenta di indirizzare l’opinione dell’osservatore e quindi si dovrebbe essere portati all’accettazione del ritocco.

Ma tra i due esempi corre una grande differenza: nel primo l’immagine serve per “mostrare” mentre nel secondo si vuole “documentare” e nessuno è o dovrebbe essere disposto ad accettare un documento alterato o, addirittura, falsificato, manipolato.

C’è chi sostiene, ed io condivido questa opinione, che l’uso sempre più abbondante dei vari Photoshop contribuisca a livellare la qualità delle foto e ad  omogeneizzare i gusti.

Si incomincia a rimpiangere il bianco e nero e la camera oscura dove venivano fatti interventi per elevare la qualità delle foto, inutile e sciocco negarlo, agendo su tonalità e contrasto, ricorrendo a sapienti mascherature, usando acidi o carte diversi a seconda dei risultati ricercati ma senza alterare in modo profondo e radicale l’immagine che si stava stampando.

E’ desiderabile che tutti coloro che si occupano di fotografia, dilettanti o professionisti che siano, adottino, come hanno fatto i giornali anglosassoni, un codice etico secondo il quale le manipolazioni digitali non superino “le normali pratiche” di controllo di toni e contrasto abituali in camera oscura. Questo codice va applicato, ovviamente, alle immagini che documentano (reportage, foto naturalistica ecc…) mentre la più ampia libertà deve essere concessa ai cosiddetti creativi.

Per questi ultimi vale , o dovrebbe valere, un unico limite e cioè quello dettato dal buon gusto, dall’equilibrio, dalla sobrietà.

Ma, a questo punto, il discorso diventa ancora più complesso tanto da richiedere un intervento successivo.

L’autoritratto è di scena con Cindy #Sherman (#Merano)

Il Fotocineclub di Mantova vuole segnalarvi un’importante esposizione fotografica della regista e fotografa Cindy Sherman. Tema centrale della mostra sono gli eccentrici autoritratti  che l’artista ha scattato negli anni ’70 andando, molto spesso, in contrasto con le idee dell’ambiente femminista del suo tempo, che l’accusavano di voler perpetuare l’immaginario maschile. I Travestimenti, le parodie contro gli stereotipi di quegli anni e le pose eccentriche dell’autrice sono ora considerate tra le esperienze iconografiche più ineteressanti del Novecento. Cindy Sherman scattava senza badare troppo alle critiche e puntava ad oltrepassare gli schemi mentali di quegli anni facendo dell’istinto e dell’immaginazione gli ingredienti principali del proprio lavoro artistico.

Andrea Danani – Fotocineclub Mantova

Sherman
DOVE: A Merano (BZ) dal 31 gennaio al 26 maggio 2013, presso Merano Arte, Edificio Cassa di Risparmio. Orari d’apertura: da martedì a domenica dalle 10:00 alle 18:00.

 

CURIOSITÀ: 
Negli anni ’70 Cindy Sherman venne influenzata da video, installazione, performance, arte concettuale, body art oltre che ovviamente dalla fotografia. In quegli anni ebbe modo di conoscere importanti nomi come Vito Acconci, Bruce Nauman e Chris Burden e alcune artiste come Lynda Benglis, Hannah Wilke e Suzy lake, vere e proprie role model da cui prese ispirazione.
Nel 1975 realizza alcune fotografie che la raffigurano col volto trasformato. “Untitled (Growing Up)” affrontano il tema dell’adolescenza e ne rappresentano i maggiori cambiamenti.
Negli anni trascorsi a Buffalo, la Sherman per la prima volta eleva il gioco della metamorfosi a progetto artistico e realizza numerose fotografie, fino ad oggi inedite, che riuniscono in sé molti elementi del teatro e del cinema. Queste, insieme ad altre più note sono raccolte nel catalogo bilingue edito dalla mostra. (www.italianguidebook.com)

#WorldPress 2013: la Foto più bella è ritoccata, si accende la polemica

 

 In rete montano le polemiche dopo la vittoria di Pau Hansen ad uno dei più importanti premi di fotografia a livello mondiale, il World Press Photo Award. Oggetto della discussione è l’evidente utilizzo di software di fotoritocco in uno scatto di reportage già colmo di tragicità.

Foto Vincitrice del World Press Photo Award di Paul Hansen
Foto Vincitrice del World Press Photo Award di Paul Hansen

Il Fotocineclub di Mantova vuole segnalarvi un dibattito che si sta scatenando in rete dopo le premiazioni al recente  World Press Photo Award. La foto vincitrice (scattata da  Paul Hansen), infatti, presenta evidenti segni di fotoritocco. Nei forum in rete la polemica è già incandescente per la scelta del fotografo sulla “teatralizzazione del colore”  e l’utilizzo massiccio di pennelli elettronici per rendere ancora più drammatica una scena già pregna di tragicità. Lo scatto mostra il funerale concitato e affranto di Suhaib e Muhammad, fratellini palestinesi di due e quattro anni uccisi il 20 novembre nel bombardamento israeliano della loro casa a Gaza City. Il punto focale del dibattito si concentra non tanto al contenuto della fotografia, ma allo stile utilizzato per raccontare quell’avvenimento. Non serve infatti essere profondi intenditori di fotografia per capire l’intervento in post produzione del fotografo: colori pittorici, dettagli nitidissimi in una scena in realtà molto concitata e un fascio di luce calda che piove da sinistra in un vicolo in realtà stretto e buio.  Sappiamo che gli “aggiustamenti” dopo lo scatto erano ben noti anche all’era della pellicola: molti fotogiornalisti entravano in camera oscura con un negativo e ne ricavavano una stampa ben diversa attraverso la profonda conoscenza dei processi chimici per imprimere l’immagine su carta. La differenza è che oggi pare non esistere più uno stile che si differenzia da altri. L’utilizzo dei software di fotoritocco sempre più diffusa sta infatti rendendo le fotografie sempre più standardizzate tanto che, sostiene Pietro Masturzo (vincitore World Press 2010) “il fotoritocco ora lo fanno tutti, con gli stessi strumenti, lo stesso stile, e il risultato è che, Gaza o Siria o Haiti, le foto sono ormai tutte uguali. Peggio ancora, rendono uguale quel che raccontano. Io sono tentato di tornare indietro di vent’anni, al bianco e nero e alla camera oscura…” .

Seguiranno interventi di alcuni fotografi del Fotocineclub di Mantova che ci racconteranno il loro punto di vista sulla questione “fotoritocco”.

Andrea Danani – Fotocineclub Mantova